Campidoglio, l'uomo della torre: Le mie lancette sempre in orario

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Vi raccontiamo di Simone Liberati, 52 anni, meccanico e orologiaio del Campidoglio.
Lui dice: ”Molto olio, una manutenzione continua e costante, e così non sgarra mai”. 
Prima eravamo in due, ma un anno e mezzo fa il collega è andato in andato in pensione. Da allora mi aiutano i dipendenti dell’Economato e anche i vigili".

Simone cura l’orologio del Palazzo Senatorio, o per essere più precisi gli orologi del Palazzo Senatorio, visto che, come commenta Simone mentre entra in una porticina a pochi metri dall’aula Giulio Cesare Liberati, "perché non c’è soltanto quello qui in alto, ma anche quelli a pendolo, una sessantina, poi quelli meccanici, e anche gli altri del patrimonio comunale, come quello di Piazza di Siena che abbiamo ristrutturato integralmente".

L’orologio della la torre del Capidoglio
L’orologio è stato collocato nel 1806 sulla torre, dopo che fù smurato dalla Basilica dell’Ara Coeli. 
Liberati spiega che "fu il primo orologio pubblico di Roma, ma la versione originale, aveva l’ora italica, con il quadrante che segnava le sei ore".
Il segnatempo fu poi suddiviso in 12 sezioni in una fase successiva, nel 1847, grazie alle riforme di Pio IX.
Successivamente fù sostituito, nel 1922, con quello attualmente in essere.
Liberati spiega il percorso che effettua di 191scalini che percorre 3 volte alla settimana: "Ai lati si notano ancora la S e la R dell’originaria scritta Spqr che era sulla torre".  
I pesi in ghisa e acciaio sono collegati alle trasmissioni, poi ancora tre rampe di scale che danno l’accesso a una stanzetta con i meccanismi lucenti e marcati Spqr.

Il suono ricorrente in questo luogo è il ticchettio.
"Ogni tanto un pezzo si rompe, e io lo sostituisco: d’altra parte l’intera struttura è composta da elementi di trasmissione di varia grandezza. I due quadranti qui dentro girano all’inverso, poi tornano al giusto ritmo".

Campidoglio, l'uomo della torre: Le mie lancette sempre in orario

Incisioni con firme degli orologiai del Campidoglio che partono dagli anni 20 sono presenti sui muri dello stanzino.
Ancora tre rampe di scalini che accompagnano ad un’altra porticina che porta alla prima delle tre arcate scoperte.
"Quando sono di cattivo umore, salgo, e tutto passa" confessa Liberati.
C’è la patarina con la corda e ai lati, due lanterne abbandonate.

"Forse risalgono all’epoca della guerra. C’erano anche le sirene per i bombardamenti".
Per arrivare ai punti più alti e oliare le trasmissioni, Liberati sis serve di una canna da pesca con un pennello sulla sommità.

Ancora rampe di gradini e quindi eccoci alla seconda arcata e l’altra campana.
"Il mio sogno sarebbe riportare l’orologio a suonare per tutta la città: una campana per le ore e una per i quarti. Pare che fosse così tra il 1945 e il ‘46, poi cadde in disuso".
Simone qui ci mostra un foro di 80 centimetri quadrati. e dice: ”Qui ci sono le lancette. Quando era sindaco Veltroni, il vento di tramontana le fece accavallare. Ventre a terra, mi infilai nel cunicolo per smontarle e rimontarle, utilizzando uno specchietto d’auto. Il vento e i gabbiani sono i veri nemici di questi meccanismi perfetti".

Finalmente l’ultima rampa che ci accompagna alla sommità dove si può osservare Roma in tutto il splendore.
"Lì c’è il Gianicolo. Io cerco sempre di mettere l’orologio in sincronia con il cannone, ma è complicato. Con queste strutture antiche oscillare di un minuto in una settimana è già perfezione. Certo, poi qui servirebbe un restauro".

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